Borgo Mattei, oggi di proprietà Negro-Mercanti, sorge lungo la via di Sant’Anna, un tempo mulattiera che collegava l’Abbazia di Grottaferrata a Marino. In una veduta di Caspar Van Wittel degli inizi del’700 la strada è ben leggibile e percorsa da viandanti: questa prende il nome dall’edicola seicentesca dedicata a Sant’Anna tuttora presente presso il portale principale della villa.
L’area, ultima propaggine tufacea del Vulcano Laziale la cui ultima eruzione risale al 600 A.C, in epoca romana fu abitatissima: nei terreni della tenuta si collocano i resti di un’antica villa romana, appartenuta al console Lucio Scribone Libo (16 A.C.) e quello di una tomba dove nel 1879 si rinvenne il collare di uno schiavo fuggitivo addetto alla piscina appartenuta agli stessi Scriboni.
Intorno all’anno 1000 D.C. i terreni della tenuta, circa 20 ettari coltivati a vite e ulivi, erano saggiamente amministrati dai monaci basiliani e facevano parte delle immense proprietà dell’Abbazia di Grottaferrata dedicata a San Nilo.
I fabbricati della tenuta in questo periodo dovevano essere delle strutture medievali di vedetta come testimoniato da grosse pietre murate a secco nel più basso degli appartamenti della casa colonica e da una finestra trovata nella soffitta del fabbricato principale che fanno pensare a torri di guardia.
E’ certo un ripristino generale dei fabbricati alla fine del XVII sec. come testimonia una tegola datata 1690 ritrovata nella copertura della villa padronale durante i recenti lavori di restauro. Coevi, con molta probabilità, sono la bellissima scala a lumaca in peperino, priva del fusto centrale che porta al piano nobile, il portale d’ingresso e l’elegante fontana ottagonale di fronte alla villa.
I possedimenti agricoli dei monaci di Grottaferrata vennero sequestrati dalle autorità napoleoniche alla fine del ‘700 e poi ripresi, con la caduta di Napoleone per volontà del papa Pio VII (1800-1823) che ne affidò la gestione al cardinale Alessandro Mattei, donde il nome della tenuta suggellato dall’iscrizione che troneggia sul portale principale verso Marino.
Non è documentato quando la tenuta venne ceduta dai Mattei né a chi. È cosa certa che ebbe come finalità la raccolta dell’uva delle campagne circostanti e la preparazione e conservazione del vino, più che un vero compito di rappresentanza. Probabilmente, attraverso il portale verso Marino giungevano i carri con le uve raccolte e la fontana serviva a dissetare il bestiame da traino prima che il carico venisse fatto passare nel cortiletto interno. Da qui il raccolto, nei mesi invernali, dopo essere stato ridotto a mosto, passava in botti nella grande cantina che racchiude il fabbricato principale con una struttura a ferro di cavallo. In estate il vino veniva trasferito al fresco nelle cantine ipogee, antiche grotte e gallerie scavate in età tardo imperiale per ottenere materiale da costruzione, che si estendono per una vasta area sotto il colle e la villa padronale.
In tempi più recenti, la tenuta prima proprietà Ganassini, poi Bellucci, venne acquistata nel 1929 dagli antenati degli attuali proprietari il chirurgo Achille De Fabii e la moglie Lilly Aguet. Il Borgo era assai disastrato e venne restaurato su disegno dell’ingegner Sleiter: un palazzetto staccato dalla villa padronale e distrutto in un incendio, venne ricostruito per creare le abitazioni per gli operatori agricoli; altri piccoli edifici vennero costruiti per ospitare il lavatoio, il pollaio e le rimesse per gli attrezzi agricoli. Anche la villa padronale, in stato di abbandono, venne restaurata: venne riscoperta la scala a lumaca che era stata murata, venne abbellito il salone principale con maioliche di recupero e venne restaurato il portico esterno di fronte la fontana con affaccio sulla città. Il restauro avviato da Achille De Fabii è continuato con cura negli anni: sono stati piantati cipressi e pini sul lato verso Marino, è stato creato un padiglione panoramico verso Roma, sono state integrate le siepi di bosso settecentesche intorno alla fontana e lungo il viale principale di accesso è stata creata una lunga pergola ora coperta di edera.
Nel 1944 dopo il disastroso bombardamento di Marino da parte delle truppe americane che distrusse gran parte del paese incluso il monumentale Palazzo Colonna, le cantine ipogee della tenuta offrirono rifugio a molta della popolazione civile sfollata insieme a bande di partigiani. In quell’ occasione per permettere l’areazione dei cunicoli vennero realizzate in superficie due prese d’aria, ancora esistenti e ben visibili.
Utilizzata per decenni come casa di villegiatura estiva, nel 2015 la proprietà Negro-Mercanti ha dato avvio ad un ambizioso progetto di ristrutturazione del Borgo per trasformarlo in un luogo unico sospeso tra storia e natura con gli splendidi paesaggi dei Castelli Romani e la vista superlativa sulla Città Eterna.
Nel 2024 il progetto è pronto a prendere vita per quel che riguarda le strutture in superficie adibite ad ospitalità ed eventi, per il percorso sotterraneo bisognerà aspettare il 2025!